
TENNIS: Roland Garros, passione ed eccessi in un'atmosfera unica
L'evento, la festa, il tifo talvolta anche oltre i giusti limiti
Difficile essere indifferenti. Il pubblico del Roland Garros spesso scatena dibattiti e considerazioni anche piuttosto estreme, in un senso o nell'altro.
La città dell'amore (per il tennis)
Parliamo di un evento che scandisce ogni anno la tarda primavera parigina, per il quale la città si prepara con fervore, creando un'atmosfera appassionata, affascinante, coinvolgente. La platea che acquista con largo anticipo i biglietti per le due settimane del torneo è composta in gran parte da persone che amano la bellezza del gioco, la grinta dei campioni, il racconto epico.
La loro partecipazione durante i match è attiva e stimolante, ma con una certa competenza. Una sorta di via di mezzo tra la sacralità silenziosa di Wimbledon (perlomeno un tempo, ora meno) e la confusione al sentore di cibo fritto dello Us Open, dove in molti pensano soprattutto a ballare e fare qualsiasi cosa pur di farsi inquadrare, piuttosto che interessarsi a ciò che accade sul campo.

Il Roland Garros, raggiungibile facilmente in autobus e metropolitana, è un appuntamento imperdibile, che travalica i confini delle tribune per conquistare altre zone della città, tra fan zone, spazi dedicati e luoghi in cui vengono situati maxischermi gratuiti, ad esempio sul rooftop delle Galeries Lafayette. È però là, sul rosso, che si consuma l'incantesimo, nell'iconico Philippe Chatrier, nel Suzanne Lenglen, nel recente Simonne Mathieu, così come nei campi secondari, dove si assiste da mattina a sera a un ininterrotto fiume di gente che si sposta da una parte all'altra o cerca di accaparrarsi un posto per poi conservarlo gelosamente nelle ore successive. Complice la terra battuta, di per sé sinonimo di grandi battaglie e maratone, lo Slam parigino è teatro di partite memorabili, vissute dal pubblico con eccitazione quasi incontrollabile. Togliendo, a volte, il quasi.
In onore a Monsieur Chauvin
Se infatti c'è un problema nel comportamento del pubblico parigino, è l'esagerazione che in certi frangenti lo accompagna, in particolare quando sono impegnati i tennisti di casa. In tali occasioni l'atmosfera si scalda, l'avversario di turno diventa un nemico da osteggiare andando sopra le righe, e non mancano polemiche e lamentele. La platea urla, fischia, si inserisce nell'andamento del gioco, cerca di trascinare in ogni modo il proprio favorito verso la vittoria, con metodi anche poco ortodossi.
Gli esempi da citare, in questo senso, potrebbero essere assai numerosi. Per restare nei ricordi recenti, nel 2025, quando Arthur Fils ebbe la meglio su Munar, l’iberico si sfogò con ire furibonde verso gli spettatori nelle interviste post match. Un paio d'anni prima, Taylor Fritz zittì letteralmente il pubblico con il dito dopo aver sconfitto il francese Rinderknech, nonostante svariati disturbi ai suoi danni. Nel 2015, nel delirio del Lenglen, Gael Monfils rimontò e sconfisse l'uruguaiano Cuevas, arrivato a pochi passi dalla vittoria ma poi frenato, impaurito, persino stordito dal ruggito della folla a sostegno del transalpino.
In queste situazioni, si palesano condizioni impossibili da trovare altrove, come il coro della Marsigliese cantato da tutto il pubblico e protratto orgogliosamente fino all'ultima parola, a costo di ritardare la ripresa del gioco. Può addirittura succedere che fuoriclasse non autoctoni siano applauditi quando sbagliano la prima di servizio, a seconda della loro simpatia/antipatia agli occhi degli spettatori (si ricordi la drammatica finale dello scorso anno tra Alcaraz e Sinner, con i 15.000 dello Chatrier decisamente schierati per lo spagnolo). Gli spalti del Roland Garros costituiscono un'esperienza impareggiabile, e quando il clima avvampa si trasformano in un ambiente eccezionale o disturbante, magico o insopportabile. A seconda dei punti di vista.
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Autore: Winbetnews.it
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