TENNIS: Roland Garros, le possibili sorprese sulla terra parigina
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TENNIS: Roland Garros, le possibili sorprese sulla terra parigina

Outsider, sogni e ultimi balli nel secondo Slam della stagione

Partiamo da un dato inconfutabile: il Roland Garros 2026, complice l'assenza del campione in carica Alcaraz, avrà un unico grande favorito per la vittoria finale, ovvero Jannik Sinner.

Un'unica certezza e tante incognite

Jannik Sinner

Dietro di lui, però, può accadere di tutto, in un momento in cui, tolto il duopolio italo/spagnolo, c'è ampio spazio per l'inserimento di nomi anche non scontati. Forse non per il trionfo assoluto, ma almeno per compiere tanta strada. Discorso valido in ogni torneo e ancor di più nello Slam parigino: il tennis 3 su 5 è quasi un altro sport, di intoccabile fascino, anche se qualcuno lo vorrebbe del tutto abolire, e la terra di Francia si presta per caratteristiche, storia e fatiche fisiche a situazioni poco preventivabili. Soprattutto adesso, tra le onde di maree confuse dove le incognite, per chi insegue, sono ben superiori alle sicurezze.

Il saluto sulle orme della gloria

Stan Wawrinka

Iniziamo la carrellata dei possibili outsider con un tocco di malinconia nei confronti di due nomi che compiranno l'ultima danza sul rosso di Parigi: Stan Wawrinka e Gael Monfils. Il primo ha vinto il torneo nel 2015, battendo Djokovic con un livello di gioco stellare; il secondo non ha mai superato lo scoglio delle semifinali, ma più e più volte, nell'arco di vent'anni, ha entusiasmato il pubblico con la sua follia, le super rimonte, le battaglie epiche scandite al ritmo della Marsigliese cantata dal pubblico.

Interpreti meravigliosi, arrivati al capolinea di carriere lunghe e clamorose (in particolar modo lo svizzero), omaggiati entrambi dagli organizzatori con una sacrosanta wildcard per un'ultima passerella. Difficile pensarli avanti nel tabellone, più probabile una sconfitta già nelle fasi iniziali, ma quanto sarebbe bello essere smentiti.

I campioni incompleti o incerottati

Se si citano giocatori posizionati in top ten o nei pressi della stessa, sembra piuttosto assurdo definirli teoriche sorprese. La verità però dice altro: immaginare Shelton, de Minaur, Fritz, Medvedev o Aliassime arrivare in finale, è operazione abbastanza ardita, o per poca complicità con la terra battuta, o per limiti già palesati, o ancora per condizioni fisiche precarie. Ancora meno chance per soggetti in crisi nera come Tsitsipas.

Quel posto, più razionalmente, potrebbero contenderselo l'eterno secondo Zverev, la già citata leggenda vivente Djokovic, lo specialista Ruud o il nostro Musetti, qualora ritrovasse la magia della scorsa annata. Massima attenzione, inoltre, per Arthur Fils, scatenato in questa prima parte del 2026. Saprà reggere la pressione di stampa e pubblico? Se sì, potrebbe regalare ai suoi connazionali tante gioie.

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La carica dei giovani e altri nomi da ponderare

Lo Slam è un animale famelico, spesso crudele, specialmente per chi non ha sufficiente esperienza. Arrivare fino in fondo è complicato, ma la scalata si fa a tappe. Per il predestinato Fonseca, il rampante Jodar e il potente Mensik, è probabilmente ancora presto per vedere il traguardo completo, ma l'obiettivo è testarsi, progredire e restare in corsa il più possibile.

A livello leggermente inferiore, il concetto può essere esteso anche a Vacherot e Rinderknech, con il primo già lodevole nel confermare come l'incredibile titolo a Shanghai dello scorso ottobre non sia stato un caso. Da non trascurare, infine, gli amanti del rosso come gli argentini Etcheverry e Cerundolo o il peruviano Buse, i cavalli pazzi Moutet e Bublik e nuovi volti che stanno scalando il ranking sottotraccia, come il belga Blockx.

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