
TENNIS: Perché vincere tre set è così dispendioso
Nei Major il tennis diventa una prova di resistenza estrema
Allo US Open, così come negli altri tornei del Grande Slam, gli incontri si disputano al meglio dei cinque set. Una differenza che cambia radicalmente il modo di giocare, preparare e vivere una partita. Non è soltanto una questione di durata complessiva del match: nei cinque set entrano in gioco aspetti come la gestione delle energie, l'adattamento tattico, la tenuta mentale e la capacità di recuperare dopo i fisiologici momenti di appannamento. Tuttavia, è il formato che ha consacrato le leggende del tennis.
Perché i match al meglio dei cinque set sono un altro sport
Nel circuito ATP soltanto i quattro Slam mantengono il formato best of five, nel quale vince il primo giocatore a conquistare tre parziali. Questo aspetto modifica profondamente l'approccio alla gara. I motivi? In un match su tre set, partire male può essere quasi fatale: perdere il primo significa trovarsi immediatamente con le spalle al muro.
Con cinque set, invece, esiste un margine più ampio per cambiare tattica e rientrare psicologicamente nella partita. Campioni come Djokovic, Nadal e Alcaraz hanno costruito alcune delle loro imprese più memorabili recuperando situazioni apparentemente compromesse. Anche la strategia cambia. Nei primi due set i giocatori tendono a gestire maggiormente le energie, evitando di spingere ogni punto al limite.
L'obiettivo è arrivare lucidi al quarto e al quinto parziale, quando la componente atletica inizia a fare realmente la differenza. Insomma, il formato lungo premia non solo il talento, ma soprattutto la completezza del giocatore: chi serve bene, difende, varia il ritmo e mantiene la concentrazione per quattro o cinque ore possiede un vantaggio enorme.

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25 AugLa fatica fisica: quanto pesa un'ora in più
La differenza più evidente riguarda il dispendio fisico e atletico. Un incontro al meglio dei tre set dura mediamente tra un'ora e mezza e due ore, mentre uno su cinque parziali supera frequentemente le tre ore e può raggiungere persino le cinque ore. La finale dello US Open 2012 tra Andy Murray e Novak Djokovic durò 4 ore e 54 minuti, una delle più lunghe nella storia del torneo.
Dal punto di vista fisiologico ciò vuol dire percorrere diversi chilometri, effettuare centinaia di cambi di direzione e migliaia di accelerazioni. Ogni scambio richiede esplosività nelle gambe, stabilità del core e precisione tecnica. Tutto questo nonostante l'accumulo di lattato e la progressiva disidratazione. Lo US Open aggiunge un ulteriore elemento: il caldo umido di New York.
Le temperature elevate e l'umidità possono aumentare sensibilmente il dispendio energetico, rendendo fondamentali alimentazione, integrazione e raffreddamento corporeo prima e durante la gara. Non è un caso che sempre più giocatori utilizzino giubbini refrigeranti, asciugamani ghiacciati e protocolli specifici di recupero tra un set e l'altro.

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25 AugLa battaglia mentale: il vero quinto set è nella testa
I cinque set rappresentano probabilmente la prova psicologica più dura del tennis. Ogni frazione costituisce una partita nella partita. Un giocatore può dominare la prima, crollare nella seconda e ritrovarsi completamente scarico nel terzo set. È un continuo alternarsi di fiducia, frustrazione e capacità di adattamento.
Kevin Anderson spiegò a ESPN che, nei grandi incontri, sono i nervi e il cervello a fare la differenza e a determinare l'esito di una sfida. Anche Aryna Sabalenka, parlando del possibile passaggio del tennis femminile ai cinque set, ha sottolineato come il formato aumenterebbe enormemente il rischio di infortuni, ma soprattutto il carico mentale, proprio perché costringe gli atleti a restare concentrati per periodi molto più lunghi. Flushing Meadows? Si tratta probabilmente del palcoscenico ideale per il tennis su cinque set. Le sessioni serali, il pubblico rumoroso dell'Arthur Ashe Stadium e l'energia di New York trasformano le partite in autentici spettacoli teatrali.
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Autore: Winbetnews.it
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