MOTOGP: MotoGP a Motegi, la sofferenza dei freni sulla pista giapponese
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MOTOGP: MotoGP a Motegi, la sofferenza dei freni sulla pista giapponese

Uno dei circuiti più impegnativi del Mondiale per l'impianto frenante

Dal 2 al 4 ottobre 2026 la MotoGp farà tappa in Giappone per il "MOTUL GRAND PRIX OF JAPAN". Di proprietà Honda, il circuito situato in una zona montuosa è stato realizzato nel 1997 con l'idea di impiegarlo come pista per lo svolgimento di test privati. Due anni dopo, però, ha fatto la prima comparsa nel calendario del Motomondiale.

Il GP del Giappone una presenza abituale nel calendario del Motomondiale

Quella che si svolgerà nell'anno in corso sarà la 25^ edizione del GP del Giappone; la 21^ ospitata dal circuito di Motegi, cui vanno aggiunte le 4 gare disputatesi tra il 2000 e il 2003 sulla pista di Suzuka (in quel periodo il Paese nipponico vantava la presenza di ben 2 gare stagionali). I piloti, a Motegi, si troveranno a percorrere ogni giro 4,801 km, e dovranno fare i conti con uno dei tracciati maggiormente impegnativi per i freni. Come livello di difficoltà solamente Il Gp della Thailandia e il circuito austriaco sono paragonabili da questo punto di vista.

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Decelerazioni e frenate

Delle 8 frenate previste per ciascun giro, la maggior parte (5) viene inclusa nella categoria "Hard", mentre due rientrano nella "Medium". I piloti, sempre ogni giro, utilizzano i freni per oltre 31 secondi, con il fisico impegnato ad affrontare 6 decelerazioni da non meno di 1,3 g. La curva a mettere maggiormente in difficoltà l'impianto frenante è la numero 11; lì la velocità passa da circa 310 km/h a 85 km/h nell'arco di 4,9 secondi, per una decelerazione di 1,5 g. La pressione del liquido freni, di conseguenza, finisce per toccare i 12 bar.

Le difficoltà nel raffreddare l'impianto frenante

A sottoporre i freni a uno stress tutt'altro che indifferente è un altro fattore: il ripetersi di frenate dure e, soprattutto, poste in posizione ravvicinata tra loro, si riflette negativamente sul raffreddamento dei dischi in carbonio. Per rendersene conto non occorre altro che considerare come la temperatura di questi ultimi passi dai 550 gradi della prima curva ai 700 della curva 3, salendo ulteriormente una volta portata a termina la curva successiva. A quel punto la temperatura sarà destinata a scendere nella seconda metà del tracciato, per poi salire nuovamente a partire della curva 10 e oltrepassare i 650 gradi in prossimità della curva 11.

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Come affrontare un giro sulla pista giapponese

Al via dei commissari, la gara vedrà inizialmente i piloti giungere a un tornante di 180 gradi verso destra; qui, e lo stesso può essere detto per la curve 3 e 4, sarà imperativo mantenere la traiettoria pur dovendo sgomitare con gli avversari. Tutt'altro che semplice è anche la staccata in discesa che caratterizza la curva 5, dove i freni rivestono un ruolo fondamentale.

Quella dalla curva 6 alla 9 è una porzione di pista tutta da raccordare che richiede velocità di percorrenza e prevede un limitato trasferimento di carico. Il tratto successivo, essendo un breve rettilineo, concede un attimo di "riposo" ai piloti. Sarà poi la volta di un tornante a destra (la curva 10) secco ed estremamente lento. Già detto della difficoltà nell'affrontare la curva 11, il tratto tra le curve 12 e 14 è definibile come un unico curvone che include un passaggio sotto il ponte e comporta un cambio secco di direzione.

La curva 13 si presenta molto stretta, per cui chiuderla bene evitando un eccesso di velocità consente di beneficiare di una buona uscita dalla 14, pronti a tagliare il traguardo.

IMMAGINI: IMAGO

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