
CICLISMO: Tappe chiave e insidie del Tour de France 2026
Da Barcellona a Parigi, 3.333 chilometri tra storici giganti montani e trappole altimetriche
Allacciate i caschi: la 113ª edizione della Grande Boucle promette scintille. Il gruppo dovrà digerire ben 3.333 chilometri spalmati su 21 tappe, partendo da Barcellona per concludere a Parigi, con 54.450 metri di dislivello complessivi, circa tremila in più rispetto al passato. La partenza rifletterà da subito questo spirito agguerrito: il Grand Départ catalano scatterà sabato 4 luglio con una cronosquadre di 19 chilometri sotto gli occhi della Sagrada Família, ma le trappole altimetriche arriveranno nel finale con la doppia scalata del Montjuïc. Il giorno dopo, verso Tarragona, occhio ai venti costieri e a una tripla ascesa al Montjuïc con pendenze micidiali del 13%.
La fiammata dei Pirenei e l'inferno del Massiccio Centrale
Il rientro in Francia avverrà già alla terza tappa, da Granollers a Les Angles, passando per il Col de Toses. I Pirenei resteranno protagonisti assoluti della prima settimana, il cui momento più faticoso è fissato per il 9 luglio nella sesta tappa da Pau a Gavarnie-Gèdre, dove i ciclisti dovranno domare giganti storici come l'Aspin e il mitico Tourmalet.
Dopo il transito più tranquillo attraverso Bordeaux, Bergerac e Ussel, con unico ostacolo il GPM Suc au May, la corsa si accenderà nuovamente il 14 luglio, quando, in occasione della Festa Nazionale, il Tour esploderà nel Massiccio Centrale da Aurillac a Le Lioran: qui, i velocisti saranno chiamati ad affrontare le impervie rampe del Pas de Peyrol, a quasi 1.600 metri, e il Col du Pertus, all'8,5% di pendenza media.

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7h agoTrappole nei Vosgi e pendenze selvagge sulla catena del Giura
Per la seconda settimana, dovremo aspettarci un logorante saliscendi tra Vosgi e Giura, ideale per le fughe. Oltre allo storico Ballon d'Alsace, il 17 luglio si correrà la tappa più lunga della corsa: 205 chilometri da Dole al mitico traguardo di Belfort.
I Vosgi si chiuderanno poi con la quattordicesima tappa verso Le Markstein, caratterizzata da sette vette inedite e 4 GPM, incluso il Col du Haag (11 km al 7%), mentre, il 19 luglio, la quindicesima tappa scatterà da Champagnole per scavalcare il Giura e planare sul Plateau de Solaison; su queste rampe, dove le pendenze sfiorano la doppia cifra, la carreggiata stretta e il calore estivo puniranno severamente ogni minimo errore di gestione energetica.
L'ascesa delle grandi vette
Dopo il giorno di riposo, il 21 luglio la sedicesima tappa proporrà l'unica cronometro individuale: ventisei chilometri da Évian-les-Bains a Thonon-les-Bains, sviluppati lungo il Lago Lemano e resi impervi dal probabile forte vento laterale. Successivamente, il viaggio verso le grandi vette si farà spietato, con la Côte de Domancy e il traguardo di Orcières-Merlette.
La vera apoteosi andrà tuttavia in scena nelle tappe diciannove e venti con un accoppiamento epico: due arrivi consecutivi sulla leggendaria Alpe d'Huez. Se venerdì 24 luglio la sfida sarà breve e nervosa, 128 chilometri con 21 tornanti, il giorno successivo scatterà il mostruoso e temutissimo Tappone Regina: 171 chilometri con 5.600 metri di dislivello dipanati attraverso le vette di Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier (tetto del Tour a 2.642 metri) e Col de Sarenne.

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5h agoLa sorpresa finale di Montmartre
La passerella conclusiva verso gli Champs-Élysées rifiuterà la classica sfilata rilassata nascondendo insidie fino all'ultimo metro. Il circuito cittadino parigino riproporrà infatti per tre volte la spietata scalata alla collina di Montmartre, già vista in occasione del Tour de France 2025 e dei Giochi Olimpici 2024. Questa volta il passaggio sarà però posizionato a 15 chilometri dal traguardo, distanza utile a concedere ai velocisti l'ultima, disperata chance di organizzare la volata e firmare la storia.
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Autore: Winbetnews.it
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