
CICLISMO: La leggendaria salita dell'Alpe d'Huez
Una presenza storica del Tour de France torna protagonista nel 2026
La prima apparizione dell'Alpe d'Huez nel Tour de France risale al 1952; quell'anno, a trionfare dopo aver scalato i 1850 del massiccio, fu Fausto Coppi.
Il Tour e le montagne
Mai prima di allora la Grand Boucle aveva proposto traguardi posti in salita. A caldeggiarne l'inserimento furono gli organizzatori dell'epoca, Félix Lévitan e Jacques Goddet, giustamente convinti del fatto che gli arrivi in quota avrebbero valorizzato al meglio le abilità degli scalatori. Allo stesso tempo erano sicuri che "sponsorizzare" le montagne si sarebbe rivelato un efficace veicolo promozionale a tutto beneficio delle stazioni sciistiche. Non a caso, nelle 73 edizioni successive ammontano a 30 gli arrivi sulla cima dell'Alpe d'Huez. Domare i 13,8 km e i 21 tornanti della salita, e fronteggiare una pendenza media dell'8,1%, non è per tutti.
Un'assenza di 4 anni e la duplice presenza nel 2026
Curiosamente, l'Alpe D'Huez non ha fatto parte di alcuna tappa del Tour de France per 4 anni (dal 2022 al 2025). Per compensare questa assenza, per l'edizione 2026 l'A.S.O. ha reso il massiccio protagonista per ben due giorni. Se il 24 luglio la salita verrà affrontata come di consueto, con il gruppo chiamato a percorrerne i tornanti, la giornata successiva i ciclisti saliranno dal Col de Sarenne trovandosi a pedalare gli ultimi chilometri dell'ascesa. Molto probabilmente saranno queste due impegnative frazioni a decidere la classifica finale: a quel punto, infatti, occorrerà attendere solamente l'epilogo sugli Champs-Élysées.
La salita chilometro dopo chilometro
L'Alpe d'Huez si dimostra un vero "muro" fin dalle prime curve; quelle dalla 21 alla 16, in particolare, sono le più dure, con pendenze che spesso tendono a superare il 10%. Iniziare con eccessiva foga la scalata si è rivelato in più occasioni controproducente. Superati i primi 5 Km la salita offre pendenze più percorribili. Questo tratto, che attraversa La Garde e Huez Village, consente ai ciclisti di trovare il passo ideale da tenere. Una volta percorso il 10 Km le pendenze si addolciscono; prima del traguardo le immagini televisive permetteranno di ammirare panorami davvero spettacolari.
La montagna degli olandesi amata anche dagli italiani
Grazie alle imprese degli anni '70 e '80 a opera di ciclisti provenienti dai Paesi Bassi, come Hennie Kuiper, Joop Zoetemelk e Peter Winnen (due vittorie ciascuno), ma anche di Gert-Jan Theunisse e Steven Rooks, l'Alpe D'Huez si è meritata il soprannome di "Montagna degli olandesi". Il decennio successivo è stato dominato dagli scalatori italiani, su tutti Gianni Bugno e Marco Pantani, entrambi capaci di tagliare due volte il traguardo a braccia alzate. Il Nuovo Millennio ha visto trionfare i francesi, con nomi come Thibaut Pinot, Christophe Riblon e Pierre Roland. Le ultime due edizioni, infine, sono state vinte rispettivamente da Geraint Thomas e Thomas Pidcock.
Imprese leggendarie sull'Alpe D'Huez
Chi ha qualche anno sulle spalle avrà conservato nella propria mente alcuni arrivi memorabili sulla cima dell'Alpe D'Huez, a partire dalla stretta di mano tra Hinault e LeMond, avvenuta nel 1986. Pur essendo compagni di squadra, i due ciclisti erano grandi rivali all'epoca; eppure, arrivarono insieme al traguardo decidendo di superarlo stringendosi la mano. Un gesto altamente simbolico che simboleggiava una ritrovata pace. Indimenticabili, per gli italiani, sono gli anni 1995 e 1997, con protagonista assoluto il "Pirata" Marco Pantani. Se nel primo caso il ciclista romagnolo trionfò non da favorito, nel 1997 ottenne una fantastica doppietta stupendo il mondo con una pedalata al contempo feroce e leggera. Fantastico il risultato finale: solo 37 minuti e 35 secondi per percorrere i 13,8 km dell'ascesa.
IMMAGINI: IMAGO
Autore: Winbetnews.it
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