
THE OPEN-Perché The Open resta il major più tradizionale del golf
The Open Championship, l'ultimo baluardo del golf
La magia del torneo di golf che conserva intatte le sue tradizioni
Noto storicamente come British Open, The Open Championship si impone come il torneo di golf più antico del mondo. Si tratta di un vero e proprio simbolo di questo sport, grazie anche alla sua resistenza alle logiche moderne del golf. I campi difficili da leggere rendono il torneo del tutto simile alle prime edizioni ottocentesche, situazione unica nel panorama golfistico, poiché annullano quasi del tutto le traiettorie estreme che caratterizzano il gioco odierno.
La bellezza del percorso
Il British Open si disputa sui percorsi di tipo link, che si trovano lungo le coste dell'Inghilterra, della Scozia e, sporadicamente, dell'Irlanda del Nord. Questi tracciati, a differenza di quelli delle ultime generazioni, non sono stati realizzati con dei precisi progetti e pesanti modifiche al suolo, ma sono il risultato dei mutamenti della natura. Sui links si fa a meno di alcuni aspetti che caratterizzano i campi su cui si gioca abitualmente. Ad esempio, non esiste un fairway soffice e brillante come quello dell'Augusta National, dove la pallina si ferma esattamente nel punto di atterraggio. I fairway del The Open Championship sono duri e impervi, spesso resi ancora più complicati dalla pioggia o dal forte sole: ciò crea rimbalzi difficili da gestire anche per i più esperti.
Gli antichi rituali
L'open si basa ancora su simboli sacri che non sono replicati in nessun altro torneo di spessore mondiale. Al vincitore viene consegnata la prestigiosa Claret Jug, la caraffa d'argento che dal 1873 rappresenta l'emblema della competizione, nonché uno dei trofei più distintivi dello sport internazionale. Rimane immutato anche il protocollo di premiazione: il vincitore riceve il titolo di "The Champion Golfer of the Year", con una proclamazione che viene eseguita davanti a un folto pubblico, che storicamente invade il fairway della buca 18 non appena va a segno l'ultimo putt. La caraffa consegnata al campione deve essere restituita all'inizio del torneo successivo all'interno di una sentita cerimonia.
Una sfida contro il meteo
Il golf moderno, per tenere alto lo spettacolo, offre generalmente campi perfetti e prevede lo stop ai primi segni di pioggia. Il British Open, invece, segue la sua storica regola secondo la quale il gioco è sempre in corso, a meno che la pallina non si muova da sola sul green per via di un eccessivo vento. Le condizioni meteorologiche locali, di conseguenza, assumono il ruolo di co-protagonista della competizione. Durante la manifestazione, infatti, si possono verificare situazioni diametralmente opposte, dove si passa dalla grandine a un potente sole, dalla pioggia fitta alle raffiche di vento. Ciò costringe i partecipanti a fare a meno di telemetri laser e di calcoli millimetrici, affidandosi puramente all'estro, all'istinto e alla resistenza, esattamente come facevano i giocatori delle prime edizioni.
Accessibile a tutti
Apparentemente, The Open può sembrare un torneo rivolto solo ai grandi campioni e ai circoli più esclusivi del pianeta. In realtà, anche i professionisti alle prime armi e i dilettanti possono iscriversi alla competizione: per accedere alle fasi finali bisogna superare le rigide qualificazioni locali, che mettono a disposizione i pass per entrare nel tabellone principale. In tantissime edizioni succede che golfisti sconosciuti si trovino a giocare fianco a fianco con i leader del ranking mondiale, mantenendo intatto lo spirito originario del golf, considerato un gioco di abilità e non un passatempo riservato a pochi eletti. In un momento storico in cui lo sport professionistico è sempre più in balia di logiche commerciali, il British Open conserva il suo carattere autentico, conquistando gli appassionati con le sue cerimonie, l'imperfezione dei campi e le avversità meteorologiche.
Autore: Winbetnews.it
Zona sfide
0 giochi disponibili
