MOTOGP: Gran Premio d'Australia, quanto pesa sul campionato?
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MOTOGP: Gran Premio d'Australia, quanto pesa sul campionato?

Ecco perché la tappa a Phillip Island può ribaltare le sorti della stagione

Da venerdì 23 ottobre a domenica 25 ottobre 2026, la Moto GP andrà in scena all'autodromo di Phillip Island (Australia). La corsa si terrà a campionato quasi ultimato, poiché dopo questo appuntamento i piloti avranno solo altre quattro opportunità (Malaysia, Qatar, Portogallo e Spagna) per concludere la stagione con un buon punteggio. I motivi per cui la competizione in terra australiana può avere un forte impatto sull'esito dell'edizione numero 25 della Moto GP (la 78esima come Motomondiale) hanno a che fare non solo con la collocazione in calendario, ma anche con le caratteristiche del percorso, unico nel suo genere, e l'entità dei distacchi tra piloti. Diventa fondamentale, quindi, un'analisi approfondita dell'imminente trasferta in Oceania.

Moto GP Australia, la variabile "calendario"

La collocazione temporale nella parte finale del calendario mondiale rappresenta in sé un'incognita per i piloti di massima categoria. Per corridori e case costruttrici ogni punto guadagnato diventa prezioso, mentre quelli persi penalizzano più che in ogni altro momento del campionato. Una delle ragioni risiede nello stato emotivo di tutti i componenti delle scuderie, soprattutto di chi si trova in pista.

La tensione scaturisce non solo dalla stanchezza e dalla voglia di giungere al termine dell'edizione, ma anche dall'aumento della frequenza delle piogge, che coincide proprio con la fine di ottobre. Chi non ha fatto della guida sul bagnato la sua specialità deve gareggiare in sordina (inclusi i grandi big non portati per la wet race), se vuole nutrire qualche speranza per un piazzamento dignitoso.

Condizioni climatiche a Phillip Island, una dura prova per le squadre

Affrontare il circuito australiano sarebbe una sfida indipendentemente dal periodo dell'anno. Picco delle piogge a parte, l'insularità espone la pista a mutazioni violente e improvvise del clima, nell'ordine di una manciata di minuti. La velocità dei venti provenienti dall'oceano può andare oltre i 50 km/h e raggiungere punte di 70 km/h, rendendo la corsa molto rischiosa su mezzi leggeri e agili come le moto.

Un altro problema è legato alle temperature dell'asfalto e al manto stradale in generale: il materiale degli pneumatici è particolarmente stressato a Phillip Island. Stabilità e aderenza sono costantemente messe a repentaglio, con un aumento del rischio di cadute in avanti. Ciò comporta problematiche in termini di sicurezza che, nel corso degli anni, hanno spinto più volte gli organizzatori a spostare o annullare il GP.

Imprevisti legati al tracciato del GP di Australia

Un'altra criticità è la conformazione del tracciato di Phillip Island. Lungo 4,448 km, è composto da un rettilineo principale di 900 m (poco distante dall'oceano, peraltro a forte rischio d'impatto con i gabbiani) e conta 12 curve ripartite equamente tra i 2 lati (6 a destra e 6 a sinistra). La pista va percorsa per 27 volte in gara e 13 nella Sprint di sabato 24 ottobre, quasi tutta in alta velocità.

I distacchi tra corridori sono minimi, con buone opportunità di sorpasso nelle curve 2 e 3 (molto strette). Presente anche un tratto in salita (curva 9), dove le moto tendono a scivolare e scollinare a causa della perdita di carico posteriore. Le gomme, poi, sono messe a dura prova nelle curve a sinistra (lunghe e rapide), rendendo difficile la scelta delle mescole. Per tutti questi motivi, quello del 2026 sarà l'ultimo Motomondiale a Phillip Island, almeno fino a data da destinarsi. Dal 2027, infatti, si darà spazio al circuito cittadino di Adelaide.

IMMAGINI: IMAGO

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