FORMULA 1: L'importanza del COTA nella Formula 1
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FORMULA 1: L'importanza del COTA nella Formula 1

È grazie al circuito texano che gli States hanno riconquistato il circus

Il Circuito delle Americhe (nell'originale statunitense "Circuit of The Americas"), conosciuto come COTA, è comparso per la prima volta nelle cronache nel 2010.

Quando è nato il progetto

Quell'anno, infatti, alcuni investitori residenti negli Stati Uniti promossero la costruzione di un autodromo. L'idea era chiara: riportare gli States nel circus della Formula 1. Se, inizialmente, l'intenzione era di inserire il GP nel calendario mondiale già dal 2011, in realtà fu necessario attendere 2 anni per vedere effettivamente gareggiare le vetture di Formula 1 in America. Ritardo resosi necessario per dirimere una diatriba che ha visto contrapporsi costruttori dell'impianto e organizzatori della gara. Le discussioni hanno di fatto causato dei ritardi nei lavori, portando all'annullamento e al rinvio all'anno successivo.

Curiosità sul circuito

Il COTA si trova ad Austin, in territorio texano. A rivestire un ruolo cardine nella sua creazione è stato l'imprenditore statunitense Tavo Hellmund. Curiosa la scelta del nome del tracciato, che ha tratto ispirazione da un famoso ippodromo situato a Città del Messico. Un'altra particolarità del circuito? Sembrerebbe che il primo disegno del layout sia nato nel 2007 da una bozza lasciata su di un tovagliolo. Si dice che la conformazione della pista poi effettivamente realizzata non sia troppo distante da quanto riportato su quella bozza; addirittura, il 90% delle caratteristiche attuali replicherebbero quelle dello schizzo originale.

Non solo Formula 1: la pista ospita anche le gare del Motomondiale

Oltre a ospitare le gare di Formula 1, dal 2013 il circuito è anche teatro del Motomondiale. Le monoposto sono abituate a far visita al circuito texano nell'ultima parte del campionato (nel 2026 il Gran Premio è in programma il 25 ottobre), tanto che in diverse occasioni al termine della gara si è assistito all'assegnazione di titoli piloti e costruttori. La MotoGP, dal canto suo, è solita approdare ad Austin nelle fasi iniziali della stagione in compagnia di Moto2 e Moto3.

Le caratteristiche principali

Una volta inserito nel calendario di Formula 1, il Circuit Of The Americas non lo ha mai abbandonato. L'unica eccezione è rappresentata dall'anno 2020, quando la gara non fu disputata a causa della Pandemia da Coronavirus. Il circuito di Austin, lungo poco più di 5,5 chilometri, viene percorso in senso antiorario. Dispone di 20 curve e accorpa elementi che richiamano alcune delle piste più iconiche del mondiale.

Appaiono come un omaggio alla Maggots-Becketts di Silverstone sia la zona di frenata in salita in corrispondenza della prima curva che le parti fluide a "S" posizionate tra le curve che vanno dalla 3 alla 6. Ricordano la curva 8 del circuito di Istanbul Park, invece, le curve a triplo apice. A contraddistinguere il COTA sono anche il dislivello e l'asfalto sconnesso; due fattori che non fanno che complicare la vita ai piloti sottoponendoli a un impegno fisico tutt'altro che indifferente. E gli oltre 30° raggiunti dall'asfalto texano sono un altro elemento da tenere in debito conto.

Le piste statunitensi approdate in Formula 1

Fin dalla sua comparsa, il circuito americano è stato apprezzato per la sua capacità di garantire spettacolo e velocità. Il pubblico assiepato sulle tribune in prossimità dell'arrivo ha la possibilità di ammirare le vetture mentre percorrono le curve 19 e 20, spesso decisive per le sorti di gara e qualifiche. Per quanto sia stato il COTA a far tornare protagonista il Nordamerica nella Formula 1, la presenza degli Stati Uniti ha origini ben più lontane. È sufficiente, a tal proposito, ricordare i circuiti di Sebring, Riverside, Watkins Glen, Dallas, Detroit, Indianapolis, Las Vegas e Miami.

IMMAGINI: IMAGO

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