Gavia Giro d'Italia 1988
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GIRO D'ITALIA: L’inferno di neve del Gavia nel 1988

Come una tappa del Giro fece tornare il ciclismo a una dimensione leggendaria

La mattina del 5 giugno 1988 nessuno dei protagonisti del Giro immaginava che la tappa di quel giorno sarebbe diventata tra le più celebrate nella lunga storia della corsa. A contendersi la vittoria finale ci sono la Maglia Rosa Chioccioli, che assomiglia a Coppi e viene chiamato affettuosamente Coppino, e l'americano Hampsten. Poi non mancano gli scalatori, i camosci che si esaltano quando la strada si fa ripida.

Curiosamente tra di loro ci sono due olandesi, bizzarro se si pensa che nei Paesi Bassi le salite non sono più impervie di un cavalcavia: ma per Erik Breukink e Johan Van der Velde l'obiettivo è, se non vincere la tappa, almeno arrivare primi sul Gavia, Cima Coppi a 2.600 metri e quindi montagna più alta del Giro. I motivi sono diametralmente opposti: il primo ambisce a salire sul podio finale e deve necessariamente fare selezione in salita, il secondo invece punta a mantenere la Maglia Ciclamino che sta indossando, consolidando la sua posizione.

 Odissea in salita… E in discesa!

Johan Van der Velde, Gavia Giro d'Italia 1988

Johan Van der Velde, Gavia Giro d'Italia 1988

Il pubblico davanti alla televisione, almeno fino a quando regge il segnale, vede sulle pendici innevate del Gavia, ad una temperatura prossima allo zero, la Maglia Ciclamino di Van der Velde attaccare scatenata. Johan sembra quasi incurante dei pericoli dati dall’asfalto, reso sdrucciolevole dalla neve: mentre gli altri si trasformano in tanti pupazzi bianchi, lui corre, e viene immortalato in una celebre foto, che ha dell’irreale, e lo ritrae senza neanche una mantellina per difendersi dal freddo.

Nel frattempo l'americano Hampsten, vestito di tutto punto dal suo previdente team, non ci pensa neanche a tenere quel folle ritmo, sicuro che nella lunga discesa verso Bormio ci sarà tempo per raggiungere il diavolo olandese. Dopo un’estenuante salita, attacca così una rocambolesca discesa, ma, non vedendolo più fino al traguardo, comincerà a porsi una domanda, la stessa che poi si faranno un po' tutti: che fine ha fatto il folle Johan, visto l'ultima volta a scollinare il Gavia in testa e poi inghiottito dalla bufera? Perché è proprio la lunga volata verso Bormio il pericolo più ostico, con il vento gelido e il rischio di assideramento.

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Come la Coppa Cobram 

In testa, Erik Breukink e Andrew Hampsten arrivano primi alla volata finale, vinta dall'olandese sullo stremato americano. Hampsten conquisterà la Maglia Rosa tenendola fino alla fine, con gli avversari ormai senza le forze necessarie per attaccarlo nelle tappe rimaste, mentre Breukink, che chiuderà con un secondo posto assoluto, sarà ricordato per sempre come “il lupo del Gavia”.

Franco Chioccioli, Giro d'Italia Gavia 1988

Franco Chioccioli, Giro d'Italia Gavia 1988

Chioccioli, dando praticamente tutto, riesce ad arrivare perdendo solo cinque minuti, ma anche il primato e andando in crisi per un lungo periodo, mentre il finale di tappa per gli altri sventurati eroi del giorno ricorda la celebre Coppa Cobram di Fantozzi: i corridori vengono eliminati, o si ritirano, mentre cercano rifugio in un ristorante lungo il percorso o nelle auto dei tifosi pronti a offrire una coperta calda e un sorso di tè.

E poi c'è Johan in Maglia Ciclamino, con la pelle rossa dall'assideramento, che dopo alcune curve, vedendo letteralmente la morte in faccia, decide di fermarsi. C'è chi dice che sia stato un rifugio ad accoglierlo, noi preferiamo pensare che, come il geometra Calboni, Van der Velde sia quasi planato dentro un camper isolato tra le montagne, dove alcuni tifosi si sono trovati a soccorrere e ospitare uno dei loro idoli. L'olandese riuscirà ad arrivare a Bormio con quarantasette minuti di ritardo e a tenere la Maglia Ciclamino fino all'ultima tappa.

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