
CICLISMO: Le tappe leggendarie che hanno scritto la storia della Vuelta
Un viaggio attraverso i momenti che hanno ridefinito il ciclismo spagnolo e mondiale
La prima edizione della Vuelta a España si svolse nel 1935, ma la sua storia viene fatta risalire al decennio successivo, in un'Europa che era ancora un cumulo di macerie e in una Spagna che cercava faticosamente di rimettersi in piedi.
L’origine e la prima edizione storica
Nella prima edizione, una tappa leggendaria fu quella da Bilbao a Santander, un percorso di pura resistenza dove la strada sterrata e la fatica fisica trasformarono la corsa in una battaglia, dura e brutale.
Delio Rodríguez vinse quell'edizione come nessuno aveva mai fatto prima: salendo sul gradino più alto del podio in tredici tappe su tredici, non con la tattica di oggi, ma con la sola forza delle gambe e della volontà. I corridori, al tempo, non montavano ruote in carbonio e non erano accompagnati dalle team car moderne; avevano la bicicletta e la voglia di dimostrare di essere i più forti. La Vuelta a España nacque così, segnata dalla durezza della strada di allora, sporca, difficile, con un'anima fatta di fatica e non di show.
L'arrivo dei giganti e la svolta globale
Per molto tempo, la Vuelta è rimasta una corsa squisitamente nazionale, finché negli anni Ottanta non arrivò lui: Bernard Hinault, il "Tasso francese", che partecipò per vincere e lo fece con una prepotenza che cambiò le regole del gioco. Il segnale decisivo fu quello della 17ª frazione del 1983, 225 km, da Salamanca ad Ávila. Il campione francese, aiutato da un giovane Laurent Fignon, attaccò a sorpresa a oltre 80 km dall'arrivo, sulla Sierra de Gredos.

CICLISMO: La Vuelta: dal 22 agosto la corsa apre i battenti
Tadej Pogacar il favorito al via di un'edizione particolarmente impegnativa
17 AugDa lì la gara cambiò volto: non era più sufficiente essere forti in pianura; era necessario saper soffrire in montagna come i migliori scalatori, proprio come avvenne durante la scalata del Puerto de Serranillos, quando Hinault attaccò, lasciando i rivali senza fiato. Arrivarono, poi, nomi come Millar e Kelly, e la corsa iniziò a misurarsi con le grandi sfide alpine e le asperità dei passi pirenaici, che divennero il nuovo palcoscenico della corsa. Non era più solo una questione di prestigio nazionale, ma di gloria internazionale; le tappe divennero più lunghe, più dure, e la tattica iniziò a giocare un ruolo cruciale.
La follia dell'Angliru e i nuovi eroi
Se c'è un momento in cui gli organizzatori hanno deciso che la Vuelta dovesse essere la più difficile dei tre Grandi Giri, è stato quando hanno inserito l'ascesa all'Angliru, una tappa che ha ridefinito il concetto stesso di difficoltà nel ciclismo moderno: pendenze del 20% che tolgono il fiato come nella leggendaria tappa dell'Alto de l'Angliru del 2017. Durante la 20ª e penultima tappa della Vuelta a España, Alberto Contador è scattato ai piedi della ripida salita finale. Il Pistolero ha staccato tutti i rivali e ha conquistato il successo, resistendo nel fango e nella nebbia.
È sulle salite che si sono scritte le pagine più belle della storia recente, con corridori che hanno fatto della Vuelta il loro regno. Contador, con l'aggressività e il sorriso sfrontato; Nibali con la tecnica da squalo, Roglič con la resistenza straordinaria, Vingegaard con la progressione devastante hanno affrontato quelle salite non come problemi, ma come opportunità, trasformando la fatica in arte. La Vuelta è in continua evoluzione: presto sulle sue strade vedremo anche Tadej Pogačar e avremo modo di osservare come il campione sloveno, e vincitore dell'ultimo Tour de France, affronterà la durissima competizione spagnola e potremo seguire altre tappe leggendarie.
IMMAGINI: IMAGO
Autore: Winbetnews.it
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