
CALCIO: Le partite in calendario sono davvero troppe?
Infortuni e burnout mentale, ecco le conseguenze di un calcio senza sosta
Il calcio sta attraversando una fase delicata, in particolare per via di un calendario sempre più fitto e impegnativo, che vede un continuo aumento delle partite in programma. Tra club e nazionali, infatti, i calciatori più importanti rischiano di giocare circa 70 match a stagione, con riscontri potenzialmente negativi sia per le performance, sia per la tenuta fisica. La domanda che il settore si pone è semplice: il calendario calcistico è davvero diventato insostenibile?
Pause quasi azzerate
Se per i tifosi tutto ciò può essere coinvolgente, per chi scende in campo la questione è assai diversa. Un tempo la stagione aveva un calendario ben definito, con l’inizio delle competizioni programmato per la fine di agosto e la conclusione delle coppe e dei campionati per club che non superava gli ultimi giorni di maggio. Con cadenza biennale si tenevano, come avviene anche oggi, i principali tornei per le nazionali. Negli ultimi anni sono state introdotte nuove competizioni, in particolare il Mondiale per Club FIFA e la UEFA Nations League, dedicata alle nazionali, che spezzano la consueta pausa estiva, costringendo centinaia di calciatori a concentrare le vacanze in poco più di una settimana.
Quanto si gioca in più?
Confrontando i dati fino al termine degli anni '90, l'aumento medio delle partite può essere stimato in 20/25 stagionali, passando da 40/45 a 60/70. Il numero, se non insostenibile, è decisamente elevato, con ripercussioni abbastanza pesanti per i giocatori e per i club, che devono adeguarsi tesserando più calciatori. Per quanto concerne il calcio italiano, rispetto agli anni '70 si giocano ben otto partite in più di campionato. Le coppe europee, oltre a coinvolgere più club, sono strutturate per garantire un numero minimo di partite. Un caso emblematico è quello della Coppa dei Campioni: da quando la manifestazione si è trasformata in Champions League, ogni team è passato a disputare un minimo di 6 partite, diventate 8 a partire dal 2024.

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21 MayIl tema degli infortuni
L'effetto più evidente è l'aumento degli infortuni. I medici sportivi e i preparatori atletici sostengono con forza che il corpo necessita di una corretta dose di recupero per mantenere le prestazioni elevate. Quando il riposo non è sufficiente, cresce il rischio di incorrere in problemi fisici. Un dato allarmante è rappresentato dalle lesioni muscolari, che costituiscono il 30% degli infortuni: si tratta, solitamente, di problemi legati proprio all'impossibilità di smaltire la fatica nei tempi richiesti, che possono causare assenze molto lunghe, variabili da poche settimane fino a 4 mesi nei casi più gravi.
Una questione non solo fisica
Giocare troppo spesso non è faticoso solo per il corpo. Un aspetto da non trascurare è quello psicologico, che può provocare il burnout sportivo, una forma di esaurimento psichico scaturita dalla pressione continua e dalla mancata possibilità di staccare la mente dal gioco. Nel calcio moderno, un giocatore si trova costantemente ad allenarsi e a viaggiare, nonché a sostenere impegni non legati allo sport, dalle sponsorizzazioni alle attività social: lo stress, infatti, non risiede esclusivamente negli appuntamenti agonistici.

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21 MayCome si risolve il problema?
Molti esperti del settore si battono per la riduzione del numero delle squadre che partecipano alle competizioni nazionali, con conseguente diminuzione di almeno 4 partite. Inoltre, per evitare i continui viaggi, un'altra idea consiste nell'eliminare le pause pensate per le nazionali, che troverebbero uno spazio interamente dedicato al termine delle competizioni per i club. Una riformulazione di questo tipo permetterebbe ai calciatori di avere un calendario vacanze più certo e di limitare gli spostamenti, per una migliore salute fisica e mentale. Sarebbe un passo importante per rendere lo sport più sostenibile e per offrire agli appassionati uno spettacolo qualitativamente superiore.
IMMAGINI: IMAGO
Autore: Winbetnews.it
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