CALCIO: La caduta dei giganti, Real Madrid e Manchester City
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CALCIO: La caduta dei giganti, Real Madrid e Manchester City

Le due squadre continuano a balbettare, soprattutto in Champions League. Ecco perché

Le eliminazioni premature di Real Madrid e Manchester City dalla massima competizione europea hanno rappresentato uno dei temi più discussi della stagione. Due squadre costruite per vincere, con due rose stellari, che si sono ritrovate fuori dai giochi prima del previsto. Come spesso accade, dietro ai risultati deludenti si nascondono problemi strutturali e caratteriali. Da una parte il Real Madrid, travolto da tensioni interne e da uno spogliatoio sempre più complicato da gestire. Dall'altra il Manchester City, che pur non vivendo una stagione disastrosa continua a mancare sul più bello.

Il Real e uno spogliatoio fuori controllo

Il primo grande problema del Real Madrid è stata la gestione interna del gruppo. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le tensioni tra i giocatori, peggiorando il clima in allenamento. L'arrivo di grandi personalità e la necessità di distribuire leadership e responsabilità hanno finito per alimentare rivalità interne, anziché rafforzare il collettivo. In particolare, i rapporti complicati tra Vinicius Junior e Xabi Alonso hanno inciso notevolmente durante la prima parte di stagione. L'esterno brasiliano non avrebbe gradito alcune richieste tattiche dell'allenatore, relative soprattutto all'applicazione in fase difensiva, e questo avrebbe provocato non pochi attriti tra i due.

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L'effetto Mbappé ha creato squilibri sempre più evidenti

L'arrivo di Kylian Mbappé avrebbe dovuto consacrare il Real Madrid come squadra più forte del mondo. Invece, almeno per ora, il francese ha finito per alterare equilibri già fragili. Pare che alcuni giocatori abbiano vissuto male il suo peso mediatico e caratteriale, percependo gerarchie troppo sbilanciate a suo favore. In campo, poi, la sua presenza e il fatto che la squadra giochi soprattutto per lui, hanno avuto l'effetto di mettere in ombra altri giocatori, Vinicius e Bellingham su tutti. La sensazione è che il Real abbia accumulato talento senza costruire un'identità chiara.

La rissa tra Tchouaméni e Valverde

Uno degli episodi più significativi della stagione è stata la lite tra Aurélien Tchouaméni e Federico Valverde. La discussione, degenerata in rissa al termine di un allenamento, ha mostrato chiaramente il nervosismo presente all'interno del gruppo. Valverde è uno dei leader silenziosi della squadra, mentre Tchouaméni è l'equilibratore del centrocampo. Lo scontro tra i due ha evidenziato una frattura interna difficile da ignorare.

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Il Manchester City non è più la squadra da battere in Champions League

Se il Real Madrid sembra essersi perso tra ego e conflitti interni, il discorso del City è diverso. Parlare di stagione fallimentare sarebbe ingeneroso. La squadra di Guardiola è riuscita a rientrare nella corsa al titolo dopo settimane complicate, grazie a una seconda parte di stagione di alto livello. Il problema, però, riguarda ancora una volta la Champions League. In Europa, il City continua a mostrare una fragilità che a momenti lascia basiti. Non mancano né il talento, né l'organizzazione tattica, eppure spesso la squadra perde brillantezza nei momenti decisivi. Haaland è l'esempio lampante di quanto detto: gol a raffica in campionato e nei match più abbordabili e pochi spunti nelle partite che contano.

Meno alternative

Se uno dei motivi principali delle difficoltà europee del City sta nel calo di intensità nelle sfide ad alta pressione, è vero anche che Guardiola sembra avere meno alternative in grado di decidere il match rispetto agli anni passati. La dipendenza da Haaland in alcune partite è stata evidente, mentre diversi giocatori chiave hanno avuto un rendimento discontinuo, basti pensare a Cherki, Marmoush, Foden o Savinho. In Champions League, dove gli episodi pesano enormemente, basta un piccolo calo mentale o fisico per compromettere un'intera stagione.

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