Euro2020, l'Italia punta alla vittoria. Ecco i segreti di Mancini
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Euro2020, l'Italia punta alla vittoria. Ecco i segreti di Mancini

La trasformazione della selezione italiana merito delle scelte del suo commissario tecnico, che le ha restituito identità e gioco.

L'Italia di Roberto Mancini ha avviato il contro alla rovescia per la fase finale di Euro 2020. La selezione azzurra arriva all'appuntamento forte dei risultati conseguiti nell'ultimo biennio, che ne fanno di diritto una delle favorite per la vittoria della competizione. La selezione azzurra è stata inserita nel Gruppo A, con Svizzera, Turchia e Galles. L'esordio ufficiale ci sarà il prossimo 11 giugno, nella gara contro la Turchia in programma a Istanbul. A seguire la gara contro la Svizzera, in programma 16 giugno in Italia, e a chiudere la gara contro il Galles, che si disputerà sempre in Italia il prossimo 20 giugno. Roberto Mancini si prepara all'appuntamento con la storia consapevole del percorso intrapreso con la sua nomina a commissario tecnico da quando, nel maggio del 2018, raccolse in eredità una nazionale a pezzi, che non era riuscita, sotto la guida di Ventura, a qualificarsi ai Mondiali 2018. Una Apocalisse dal quale Roberto Mancini è ripartito nell'unico modo possibile: ha azzerato tutto, a cominciare dalle gerarchie che si erano formate dopo la vittoria del Mondiale 2006, è ripartito da zero e plasmato nei due anni che ne sono seguiti il suo gruppo, quello che lo accompagnerà nell'avventura di Euro 2020. 

Un processo che all'inizio sembrava quasi impossibile, ma che alla lunga ha ripagato il tecnico. Nelle 30 gare disputate con Mancini alla guida dell'Italia, sono arrivate infatti 21 vittorie, 7 pareggi ed appena 2 sconfitte. Nella storia dei commissari tecnici italiani nessuno è riuscito mai a fare meglio, neppure Azeglio Vicini, storico ct dell'Italia (20 vittorie, 6 pareggi, 4 sconfitte) oppure Marcello Lippi, il ct campione del mondo in Germania 2006 (17 vittorie, 11 pareggi, 2 sconfitte). Il segreto con cui Mancini ha cambiato volto all'Italia è la semplicità. Ha cominciato dal modulo, che è il 4-3-3, quello a suo avviso più congeniale a far esprimere al meglio il suo gruppo. Poi il gioco, veloce, di prima, all'inglese, per esaltare il talento dei suoi interpreti. Poi le gerarchie, totalmente modificate. Nessun titolare certo del posto, ma un gruppo che deve accettare la competizione interna, unico modo per ottenere continuità di rendimento da tutti. Ovviamente, anche Mancini ha le sue certezze, la sua spina dorsale. Un elemento per ruolo. Donnarumma tra i pali, Bonucci in difesa, Verratti a centrocampo, Insigne in attacco. Intorno a loro di volta in volta il tecnico costruisce la squadra da mandare in campo ma anche per loro vale la più semplice delle regole: se un compagno dimostra di avere una condizione migliore, loro si accomodano in panchina, senza mugugni ma pronti ad offrire il loro contributo qualora richiesto. 

Mancini, inoltre, è un allenatore da campo, non un semplice commissario tecnico. Ha un approccio da club alla nazionale. Ci si allena provando moduli, soluzioni offensive e difensive, schemi. Un approccio che ha conquistato tutti, a Coverciano. Un esempio su tutti, Roberto Soriano. Il miglior centrocampista, per rendimento, della Serie A, 9 gol e 6 assist questa stagione con la maglia del Bologna, convocato per le prime 3 gare di qualificazione ai prossimi Mondiali, si è accomodato per tre volte in tribuna. Nessuna protesta, nessuna lamentela. Sono una promessa: continuare a fare bene per convincere Roberto Mancini a convocarlo per gli europei. Ecco, questa è l'Italia di Roberto Mancini.

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